HOME non è mai politica attuale la parola dei profeti disarmati, ma in un popolo ci vogliono i politici attuali e i politici inattuali, e se i primi sono giudicati savi e i secondi matti, ci vogliono i savi e ci vogliono i matti, e guai ai popoli che hanno solo i savi perché spetta di solito ai matti porre e coltivare i germi della politica avvenire (B. Croce)
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giovedì 5 novembre 2009

Il senso della vita

Ognuno ha il suo, ma forse il senso della vita è semplicemente diventare vecchi, ma non per caso.

mercoledì 4 novembre 2009

Decisioni in Comune

Credo che sia un dovere dell'opposizione cogliere il senso politico degli atti della maggioranza per poi criticarli o condividerli.
Per quanto riguarda il riordino del vertice della struttura del Comune di Terni, che non è riduttivamente solo la nomina dell'Arch. Aldo Tarquini a DG, si può essere d'accordo o meno, ma non si può banalizzare con "costa troppo", "troppo incentrata sull'urbanistica" e altre blande critiche molto generiche e fuori bersaglio.
Il senso è quello di utilizzare, dopo non brillanti esperienze, le migliori risorse interne, allo scopo di restituire alla struttura operativa dell'ente una capacità di governo, che era la caratteristica dei funzionari comunali (purtroppo, dal mio punto di vista, tutti di sinistra) alcune decine di anni fa.
Quella capacità di incidere e governare era un patrimonio comune della Città di Terni ed era al tempo stesso uno dei motivi principali, se non il motivo principale, che ha convinto molti cittadini, soprattuto imprenditori, non certo culturalmente di sinistra, a sostenere costantemente quelle amministrazioni.
Questa è innegabilmente una operazione di governo dell'ente come non se ne vedevano più da anni, può funzionare o no, ma è evidente il merito di questa amministrazione di aver centrato il problema organizzativo-decisionale della struttura e la volontà politica di essere conseguenti con scelte profonde.
Quindi la questione non va affatto banalizzata, non va ridotta alla nomina dell'ottimo Arch. Aldo Tarquini, e l'opposizione fa molto male a chiudersi in un recinto di critiche evanescenti.
O si surclassa la maggioranza in capacità di governo e si propongono linee ancora più ambiziose, oppure si deve avere il coraggio di affermare che la direzione che sta prendendo questa amministrazione è quella giusta.
Certo la questione è pericolosa per l'opposizione, ma non per il fatto in sé: le scelte di composizione della giunta, senza guizzi e del tutto rispondenti alle solite logiche di compromesso, facevano intendere un mandato di progressivo logoramento, invece una struttura comunale efficace e presente potrebbe colmare le lacune e aprire nuove prospettive di governo e di consenso per il centrosinistra.
Un disegno intelligente e concreto che riparte dalle risorse interne, affidabili, testate e tradizionali della sinistra ternana, dopo anni di sbandamenti.E il tutto realizzato con uno "stile direzionale" da parte del nuovo Sindaco senza sbavature, con poche parole e senza "spettacoli" pensati per la stampa.
Un disegno al quale l'opposizione deve saperne contrapporre un altro di altrettanta intelligenza e concretezza, scoprendo forse che in molti punti si può e si deve andare d'accordo per il bene dei cittadini, perché un miglioramento della capacità di governo dell'ente comunale risponde davvero all'interesse di tutti.
Paolo Cianfoni

domenica 1 novembre 2009

Strane somiglianze

sito centrodestra Terni

Guarda anche qui :-)
http://people.centrodestraterni.org/

lunedì 22 giugno 2009

PdL: forza, coraggio e ballottaggio

Le elezioni del 6 e 7 giugno potrebbero essere ricordate come una occasione persa per il PdL umbro, e non per i risultati, perché i voti ovunque in aumento e i ballottaggi di Terni e Orvieto stanno lì a dimostrare (qualunque sarà il responso), che il Centrodestra ha conseguito e consolidato l’unico vero dato importante e che mancava: il fatto che è oggi visto anche in Umbria come una valida alternativa di governo locale.
Questo è avvenuto proprio perché mentre la classe dirigente del Centrosinistra al governo si separava progressivamente dalla sua base elettorale e si abbandonava a lotte di bande, privilegi e personalismi, quella di Centrodestra cresceva in rappresentatività sociale e affinava progressivamente le sue capacità con la permanenza nelle sedi istituzionali: perfino la politica si impara a furia di frequentarla.
A dimostrazione di ciò basta riflettere sul fatto che i Concina, i Baldassarre e gli Sbrenna erano candidature astrattamente possibili (e in alcuni casi perfino ipotizzate e richieste) anche 5 o 10 anni fa, ma si sono verificate adesso, perché solo adesso c’erano quelle condizioni.
Solo adesso c’era anche in Umbria una immagine di un partito forte (anche se “nascente” secondo la definizione non lusinghiera data del ministro Brunetta), perché unito e unitario e di un governo nazionale efficace e al lavoro (al di là della propaganda e delle polemiche sulla vita privata del Premier), contrastato formalmente da una opposizione che più che intenta a una traversata nel deserto, sembra impantanata in una palude nebbiosa.
E’ innegabile che gli elettori umbri nel loro complesso abbiano fatto una valutazione molto severa delle giunte di Centrosinistra e abbiano dimostrato di prendere in seria considerazione le capacità di governo del Centrodestra.
Il punto è che nella gestione della campagna elettorale il PdL umbro dovrebbe mostrare un livello di fiducia in sé stesso almeno pari a quella che gli elettori dimostrano di avere in lui.A mio avviso nella impostazione e nella modalità di presentazione delle prestigiose candidature che ormai fa anche il Centrodestra in Umbria, occorre una valorizzazione senza timori dell’identità e del ruolo del PdL. Sarebbe imperdonabile non far apparire queste candidature per quello che sono, cioè una assunzione di responsabilità del Centrodestra che ha il coraggio di proporre le persone giuste al posto giusto, o peggio far apparire un Centrodestra al rimorchio dei suoi candidati Sindaco. In altre parole se è condivisibile la ricerca di valori aggiunti, non ci si può limitare alla semplice presentazione di liste civiche comunque formate e soprattutto il valore aggiunto non può essere perseguito a scapito della conservazione e della esaltazione del valore di partenza.
Per carità questo è un difetto del Centrodestra umbro che viene da lontano: basta ripensare all’esperienza del Sindaco di Terni Ciaurro, al quale non mancò né una classe dirigente accomunata dai medesimi valori, né il sostegno della gente: a Ciaurro mancò una organizzazione di persone che condividessero criteri di governo e che, soprattutto, sapessero perpetuare il cambiamento lavorando per il futuro del Centrodestra e della Città di Terni, cioè gli mancò un partito. Quel partito che per sua stessa volontà fu tenuto rigorosamente in cantina e mai fatto salire nel salotto buono.
In ogni caso in queste elezioni abbiamo assistito a spostamenti di masse ingenti di voti, che in solo 5 anni sono passate dal Centrosinistra al Centrodestra nel voto amministrativo umbro e che appaiono inspiegabili, se non si ricorda che anche 5 o 10 anni fa le percentuali che l’Umbria esprimeva a favore del Centrodestra nel voto politico erano alte e mostravano apertamente una realtà sociale che non aveva alcun problema a votare AN e FI alle politiche e alle europee, mentre contemporaneamente continuava a preferire le giunte di Centrosinistra nelle amministrative, il tutto senza pregiudizi ideologici di sorta. Oggi che finalmente anche in Umbria si vede un processo di riassorbimento di questo gap tra risultati politici e amministrativi (che era, questo sì, una anomalia) non può essere proprio la classe dirigente del PdL umbro a farsi prendere alla sprovvista. Un pizzico in più di coraggio e un costante e proficuo investimento su sé stesso possono essere la ricetta giusta per il Centrodestra umbro.
Il Centrosinistra ha imparato sulla propria pelle che non ci sono più sconti per lui, perché non può più contare su acritici orientamenti a sinistra della realtà sociale: il Centrodestra umbro questo lo sa?
Terni, 12/06/2009
Paolo Cianfoni

domenica 21 giugno 2009

Ballottaggio, manifesti, abitudine all'approfondimento e nervi saldi

Per l'utilità e la tranquillità di tutti si riportano le disposizioni previste dal Ministero degli Interni appositamente per i ballottaggi e contenute nelle "Istruzioni per le operazioni degli uffici elettorali di sezione". Ai rappresentanti di lista è stato espressamente raccomandato di attenersi specificamente a queste disposizioni e di tenere un comportamento che favorisca la correttezza, la normale operatività e la serenità delle operazioni di scrutinio.
Questo di seguito è il testo riportato nei libretti del Ministero cui i Presidenti di sezione sono tenuti ad attenersi: "Con riguardo al turno di ballottaggio, il Consiglio di Stato ha precisato che i segni meramente ripetitivi (cognome oppure nome e cognome, espressamente indicati nel riquadro contenente il nominativo del candidato alla carica di sindaco ovvero nel riquadro delle liste apparentate) o superflui (segni apposti sulle liste di una medesima coalizione ovvero nomi di candidati appartenentialle medesime), non possono essere interpretati come “segni di riconoscimento”, tali da determinare la nullità del voto espresso. La nullità del voto non può verificarsi nemmeno quando sia stato espressamente indicato il nome di un candidato alla carica di consigliere comunale non appartenente alla lista pure contrassegnata, purché collegata al medesimo candidato alla carica di sindaco: nel turno di ballottaggio, infatti, l’elettore deve manifestare la volontà di scelta di uno schieramento senza possibilità di attribuire voti disgiunti; ed un voto che contenga la descritta imprecisione non pone dubbi sulla scelta dello schieramento. Al contrario il voto deve essere considerato nullo quando l’elettore abbia manifestato la propria scelta per entrambi gli schieramenti (evenienza ammissibile al primo turno nei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti) apponendo un qualsiasi segno sia nel riquadro contenente il nome del candidato alla carica di sindaco che nelle liste collegate, ma appartenenti allo schieramento avversario, ovvero abbia utilizzato parole od espressioni non corrispondenti al nome di alcun candidato (Sez. V, n. 374 del 4-2-2004)."
Questa mattina a nome della Lista Baldassarre per la quale sono delegato di lista ho fatto presente all'ufficio elettorale del Comune di Terni, che a sua volta ha interessato la Prefettura, che i Presidenti di sezione, per essere posti nelle condizioni di applicare queste disposizioni, avrebbero dovuto ricevere un elenco ufficiale dei candidati consiglieri comunali, perché i manifesti in dotazione alle sezioni per il primo turno, sono stati ritirati.
In ogni caso si prega ogni soggetto che per ragioni di ufficio o di partito fa parte dell'organizzazione delle sezioni di non alimentare in nessun modo interpretazioni fantasiose o equivoci che da questa posizione lineare e strettamente aderente alla legge possono essere erroneamente conseguiti. Buon lavoro a tutti.
Paolo Cianfoni

giovedì 18 giugno 2009

Referendum

Come già accennato nel post precedente i tre referendum che stiamo per votare non hanno nulla a che vedere con la reintroduzione delle preferenze, anche se persino nei siti ufficiali dei promotori si tende a fare confusione in questo senso.
REFERENDUM n. 1 SCHEDA VIOLA
Votando "SI" si impedisce che nella elezione della Camera dei Deputati il premio di maggioranza (cioè quella quota di parlamentari in più che è prevista per la coalizione che vince allo scopo di assicurare una maggioranza stabile e più ampia per il Governo) sia assegnato alla coalizione vincente, in questo modo il premio andrebbe solo al partito più votato, non ai suoi alleati. Si tratta di un potente strumento che costringerebbe i partiti a fondersi, in questo modo nel giro di pochi anni probabilmente il panorama politico italiano diventerebbe simile a quello USA con due grandi partiti e scarsissime possibilità per gli altri.
REFERENDUM n. 2 SCHEDA BEIGE
Il quesito è identico al precedente, ma riguarda il Senato. Votando "SI" si impedisce che nella elezione del Senato della Repubblica il premio di maggioranza sia ssegnato alla coalizione vincente, in questo modo il premio andrebbe solo al partito più votato, non ai suoi alleati.
REFERENDUM n. 3 SCHEDA VERDE CHIARO
Votando "SI" si impedisce che un candidato si possa presentare in più circoscrizioni elettorali, cioè si impedisce la pratica che consente a un leader di partito di candidarsi in più circoscrizioni, in modo da essere votato ovunque e quindi "tirare" la lista. I promotori vogliono impedire che un candidato eletto in più circoscrizioni, potendone accettare solo una, naturalmente, sia lui l'arbitro con il gioco delle rinunce di chi entra in Parlamento.
Personalmente sono d'accordo a introdurre una spinta verso il bipartitismo, (SI quesito 1 e SI quesito 2) naturalmente però anche questo referendum non è esente dai difetti insiti nell'istituto stesso così com'è concepito in Italia, cioè, per intenderci, va bene il bipartitismo, ma inserito in una riforma complessiva delle istutizioni, inserirlo così brutalmente come può fare il referendum, creerebbe diversi problemi.
Sul terzo quesito i rischi sulla pratica delle rinunce, che ci vedono i promotori, mi sembrano davvero esagerati. Che un candidato che riscuote consensi in ogni parte d'Italia possa essere votato ovunque e così possa rimettersi ovunque al giudizio degli elettori, non mi sembra sbagliato, né il fatto che risultando eletto in più luoghi tutti i primi dei non eletti possano subentrare tranne uno a scelta del leader mi sembra un pericolo, dato che ritengo che anche ai partiti debba essere riconosciuta una rilevanza istituzionale anche come sede di scelta della classe dirigente. (NO o non ritiro della scheda per il quesito 3).
Motivi di tecnica elettorale però consigliano per evitare errori, quando possibile, di dare indicazioni uniformi, pertanto considerato che il quesito 3 non tratta di una questione drammatica (che per la verità non avrebbe giustificato un referendum) per semplicità si potrebbe pensare a tre SI.