HOME non è mai politica attuale la parola dei profeti disarmati, ma in un popolo ci vogliono i politici attuali e i politici inattuali, e se i primi sono giudicati savi e i secondi matti, ci vogliono i savi e ci vogliono i matti, e guai ai popoli che hanno solo i savi perché spetta di solito ai matti porre e coltivare i germi della politica avvenire (B. Croce)
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Grandi menti parlano di idee, menti mediocri parlano di fatti, menti piccole parlano di persone. (E. Roosevelt)

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giovedì 5 novembre 2009

Il senso della vita

Ognuno ha il suo, ma forse il senso della vita è semplicemente diventare vecchi, ma non per caso.

mercoledì 4 novembre 2009

Decisioni in Comune

Credo che sia un dovere dell'opposizione cogliere il senso politico degli atti della maggioranza per poi criticarli o condividerli.
Per quanto riguarda il riordino del vertice della struttura del Comune di Terni, che non è riduttivamente solo la nomina dell'Arch. Aldo Tarquini a DG, si può essere d'accordo o meno, ma non si può banalizzare con "costa troppo", "troppo incentrata sull'urbanistica" e altre blande critiche molto generiche e fuori bersaglio.
Il senso è quello di utilizzare, dopo non brillanti esperienze, le migliori risorse interne, allo scopo di restituire alla struttura operativa dell'ente una capacità di governo, che era la caratteristica dei funzionari comunali (purtroppo, dal mio punto di vista, tutti di sinistra) alcune decine di anni fa.
Quella capacità di incidere e governare era un patrimonio comune della Città di Terni ed era al tempo stesso uno dei motivi principali, se non il motivo principale, che ha convinto molti cittadini, soprattuto imprenditori, non certo culturalmente di sinistra, a sostenere costantemente quelle amministrazioni.
Questa è innegabilmente una operazione di governo dell'ente come non se ne vedevano più da anni, può funzionare o no, ma è evidente il merito di questa amministrazione di aver centrato il problema organizzativo-decisionale della struttura e la volontà politica di essere conseguenti con scelte profonde.
Quindi la questione non va affatto banalizzata, non va ridotta alla nomina dell'ottimo Arch. Aldo Tarquini, e l'opposizione fa molto male a chiudersi in un recinto di critiche evanescenti.
O si surclassa la maggioranza in capacità di governo e si propongono linee ancora più ambiziose, oppure si deve avere il coraggio di affermare che la direzione che sta prendendo questa amministrazione è quella giusta.
Certo la questione è pericolosa per l'opposizione, ma non per il fatto in sé: le scelte di composizione della giunta, senza guizzi e del tutto rispondenti alle solite logiche di compromesso, facevano intendere un mandato di progressivo logoramento, invece una struttura comunale efficace e presente potrebbe colmare le lacune e aprire nuove prospettive di governo e di consenso per il centrosinistra.
Un disegno intelligente e concreto che riparte dalle risorse interne, affidabili, testate e tradizionali della sinistra ternana, dopo anni di sbandamenti.E il tutto realizzato con uno "stile direzionale" da parte del nuovo Sindaco senza sbavature, con poche parole e senza "spettacoli" pensati per la stampa.
Un disegno al quale l'opposizione deve saperne contrapporre un altro di altrettanta intelligenza e concretezza, scoprendo forse che in molti punti si può e si deve andare d'accordo per il bene dei cittadini, perché un miglioramento della capacità di governo dell'ente comunale risponde davvero all'interesse di tutti.
Paolo Cianfoni

lunedì 22 giugno 2009

PdL: forza, coraggio e ballottaggio

Le elezioni del 6 e 7 giugno potrebbero essere ricordate come una occasione persa per il PdL umbro, e non per i risultati, perché i voti ovunque in aumento e i ballottaggi di Terni e Orvieto stanno lì a dimostrare (qualunque sarà il responso), che il Centrodestra ha conseguito e consolidato l’unico vero dato importante e che mancava: il fatto che è oggi visto anche in Umbria come una valida alternativa di governo locale.
Questo è avvenuto proprio perché mentre la classe dirigente del Centrosinistra al governo si separava progressivamente dalla sua base elettorale e si abbandonava a lotte di bande, privilegi e personalismi, quella di Centrodestra cresceva in rappresentatività sociale e affinava progressivamente le sue capacità con la permanenza nelle sedi istituzionali: perfino la politica si impara a furia di frequentarla.
A dimostrazione di ciò basta riflettere sul fatto che i Concina, i Baldassarre e gli Sbrenna erano candidature astrattamente possibili (e in alcuni casi perfino ipotizzate e richieste) anche 5 o 10 anni fa, ma si sono verificate adesso, perché solo adesso c’erano quelle condizioni.
Solo adesso c’era anche in Umbria una immagine di un partito forte (anche se “nascente” secondo la definizione non lusinghiera data del ministro Brunetta), perché unito e unitario e di un governo nazionale efficace e al lavoro (al di là della propaganda e delle polemiche sulla vita privata del Premier), contrastato formalmente da una opposizione che più che intenta a una traversata nel deserto, sembra impantanata in una palude nebbiosa.
E’ innegabile che gli elettori umbri nel loro complesso abbiano fatto una valutazione molto severa delle giunte di Centrosinistra e abbiano dimostrato di prendere in seria considerazione le capacità di governo del Centrodestra.
Il punto è che nella gestione della campagna elettorale il PdL umbro dovrebbe mostrare un livello di fiducia in sé stesso almeno pari a quella che gli elettori dimostrano di avere in lui.A mio avviso nella impostazione e nella modalità di presentazione delle prestigiose candidature che ormai fa anche il Centrodestra in Umbria, occorre una valorizzazione senza timori dell’identità e del ruolo del PdL. Sarebbe imperdonabile non far apparire queste candidature per quello che sono, cioè una assunzione di responsabilità del Centrodestra che ha il coraggio di proporre le persone giuste al posto giusto, o peggio far apparire un Centrodestra al rimorchio dei suoi candidati Sindaco. In altre parole se è condivisibile la ricerca di valori aggiunti, non ci si può limitare alla semplice presentazione di liste civiche comunque formate e soprattutto il valore aggiunto non può essere perseguito a scapito della conservazione e della esaltazione del valore di partenza.
Per carità questo è un difetto del Centrodestra umbro che viene da lontano: basta ripensare all’esperienza del Sindaco di Terni Ciaurro, al quale non mancò né una classe dirigente accomunata dai medesimi valori, né il sostegno della gente: a Ciaurro mancò una organizzazione di persone che condividessero criteri di governo e che, soprattutto, sapessero perpetuare il cambiamento lavorando per il futuro del Centrodestra e della Città di Terni, cioè gli mancò un partito. Quel partito che per sua stessa volontà fu tenuto rigorosamente in cantina e mai fatto salire nel salotto buono.
In ogni caso in queste elezioni abbiamo assistito a spostamenti di masse ingenti di voti, che in solo 5 anni sono passate dal Centrosinistra al Centrodestra nel voto amministrativo umbro e che appaiono inspiegabili, se non si ricorda che anche 5 o 10 anni fa le percentuali che l’Umbria esprimeva a favore del Centrodestra nel voto politico erano alte e mostravano apertamente una realtà sociale che non aveva alcun problema a votare AN e FI alle politiche e alle europee, mentre contemporaneamente continuava a preferire le giunte di Centrosinistra nelle amministrative, il tutto senza pregiudizi ideologici di sorta. Oggi che finalmente anche in Umbria si vede un processo di riassorbimento di questo gap tra risultati politici e amministrativi (che era, questo sì, una anomalia) non può essere proprio la classe dirigente del PdL umbro a farsi prendere alla sprovvista. Un pizzico in più di coraggio e un costante e proficuo investimento su sé stesso possono essere la ricetta giusta per il Centrodestra umbro.
Il Centrosinistra ha imparato sulla propria pelle che non ci sono più sconti per lui, perché non può più contare su acritici orientamenti a sinistra della realtà sociale: il Centrodestra umbro questo lo sa?
Terni, 12/06/2009
Paolo Cianfoni

domenica 21 giugno 2009

Ballottaggio, manifesti, abitudine all'approfondimento e nervi saldi

Per l'utilità e la tranquillità di tutti si riportano le disposizioni previste dal Ministero degli Interni appositamente per i ballottaggi e contenute nelle "Istruzioni per le operazioni degli uffici elettorali di sezione". Ai rappresentanti di lista è stato espressamente raccomandato di attenersi specificamente a queste disposizioni e di tenere un comportamento che favorisca la correttezza, la normale operatività e la serenità delle operazioni di scrutinio.
Questo di seguito è il testo riportato nei libretti del Ministero cui i Presidenti di sezione sono tenuti ad attenersi: "Con riguardo al turno di ballottaggio, il Consiglio di Stato ha precisato che i segni meramente ripetitivi (cognome oppure nome e cognome, espressamente indicati nel riquadro contenente il nominativo del candidato alla carica di sindaco ovvero nel riquadro delle liste apparentate) o superflui (segni apposti sulle liste di una medesima coalizione ovvero nomi di candidati appartenentialle medesime), non possono essere interpretati come “segni di riconoscimento”, tali da determinare la nullità del voto espresso. La nullità del voto non può verificarsi nemmeno quando sia stato espressamente indicato il nome di un candidato alla carica di consigliere comunale non appartenente alla lista pure contrassegnata, purché collegata al medesimo candidato alla carica di sindaco: nel turno di ballottaggio, infatti, l’elettore deve manifestare la volontà di scelta di uno schieramento senza possibilità di attribuire voti disgiunti; ed un voto che contenga la descritta imprecisione non pone dubbi sulla scelta dello schieramento. Al contrario il voto deve essere considerato nullo quando l’elettore abbia manifestato la propria scelta per entrambi gli schieramenti (evenienza ammissibile al primo turno nei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti) apponendo un qualsiasi segno sia nel riquadro contenente il nome del candidato alla carica di sindaco che nelle liste collegate, ma appartenenti allo schieramento avversario, ovvero abbia utilizzato parole od espressioni non corrispondenti al nome di alcun candidato (Sez. V, n. 374 del 4-2-2004)."
Questa mattina a nome della Lista Baldassarre per la quale sono delegato di lista ho fatto presente all'ufficio elettorale del Comune di Terni, che a sua volta ha interessato la Prefettura, che i Presidenti di sezione, per essere posti nelle condizioni di applicare queste disposizioni, avrebbero dovuto ricevere un elenco ufficiale dei candidati consiglieri comunali, perché i manifesti in dotazione alle sezioni per il primo turno, sono stati ritirati.
In ogni caso si prega ogni soggetto che per ragioni di ufficio o di partito fa parte dell'organizzazione delle sezioni di non alimentare in nessun modo interpretazioni fantasiose o equivoci che da questa posizione lineare e strettamente aderente alla legge possono essere erroneamente conseguiti. Buon lavoro a tutti.
Paolo Cianfoni

giovedì 18 giugno 2009

Referendum

Come già accennato nel post precedente i tre referendum che stiamo per votare non hanno nulla a che vedere con la reintroduzione delle preferenze, anche se persino nei siti ufficiali dei promotori si tende a fare confusione in questo senso.
REFERENDUM n. 1 SCHEDA VIOLA
Votando "SI" si impedisce che nella elezione della Camera dei Deputati il premio di maggioranza (cioè quella quota di parlamentari in più che è prevista per la coalizione che vince allo scopo di assicurare una maggioranza stabile e più ampia per il Governo) sia assegnato alla coalizione vincente, in questo modo il premio andrebbe solo al partito più votato, non ai suoi alleati. Si tratta di un potente strumento che costringerebbe i partiti a fondersi, in questo modo nel giro di pochi anni probabilmente il panorama politico italiano diventerebbe simile a quello USA con due grandi partiti e scarsissime possibilità per gli altri.
REFERENDUM n. 2 SCHEDA BEIGE
Il quesito è identico al precedente, ma riguarda il Senato. Votando "SI" si impedisce che nella elezione del Senato della Repubblica il premio di maggioranza sia ssegnato alla coalizione vincente, in questo modo il premio andrebbe solo al partito più votato, non ai suoi alleati.
REFERENDUM n. 3 SCHEDA VERDE CHIARO
Votando "SI" si impedisce che un candidato si possa presentare in più circoscrizioni elettorali, cioè si impedisce la pratica che consente a un leader di partito di candidarsi in più circoscrizioni, in modo da essere votato ovunque e quindi "tirare" la lista. I promotori vogliono impedire che un candidato eletto in più circoscrizioni, potendone accettare solo una, naturalmente, sia lui l'arbitro con il gioco delle rinunce di chi entra in Parlamento.
Personalmente sono d'accordo a introdurre una spinta verso il bipartitismo, (SI quesito 1 e SI quesito 2) naturalmente però anche questo referendum non è esente dai difetti insiti nell'istituto stesso così com'è concepito in Italia, cioè, per intenderci, va bene il bipartitismo, ma inserito in una riforma complessiva delle istutizioni, inserirlo così brutalmente come può fare il referendum, creerebbe diversi problemi.
Sul terzo quesito i rischi sulla pratica delle rinunce, che ci vedono i promotori, mi sembrano davvero esagerati. Che un candidato che riscuote consensi in ogni parte d'Italia possa essere votato ovunque e così possa rimettersi ovunque al giudizio degli elettori, non mi sembra sbagliato, né il fatto che risultando eletto in più luoghi tutti i primi dei non eletti possano subentrare tranne uno a scelta del leader mi sembra un pericolo, dato che ritengo che anche ai partiti debba essere riconosciuta una rilevanza istituzionale anche come sede di scelta della classe dirigente. (NO o non ritiro della scheda per il quesito 3).
Motivi di tecnica elettorale però consigliano per evitare errori, quando possibile, di dare indicazioni uniformi, pertanto considerato che il quesito 3 non tratta di una questione drammatica (che per la verità non avrebbe giustificato un referendum) per semplicità si potrebbe pensare a tre SI.

venerdì 12 giugno 2009

Il grande alibi della preferenza


La legge elettorale in vigore per le elezioni politiche non piace a molti. In particolare è diventato un luogo comune dire che il problema dell'attuale legge sia il fatto che non prevede più la preferenza. Personalmente mi sono fatto l'idea che non esiste un sistema elettorale perfetto e tutti hanno pregi e difetti. Ogni nazione sceglie il sistema che preferisce e quando è stanca dei suoi difetti passa ad un altro e così via. In Italia abbiamo attualmente in vigore molti sistemi elettorali diversi per le varie votazioni europee, politiche, amministrative, ma abbiamo avuto per decenni un sistema elettorale proporzionale con preferenza (plurima) che aveva come pregio il fatto che tutti potevano trovare sempre la propria (piccola) lista con il proprio candidato nel quale avere fiducia favorendo così la partecipazione al voto, ma aveva come difetto la frammentazione, cioè l'esistenza di una miriade di partitini e il governo incerto che risultava dalla faticosa costruzione di maggioranze sempre in bilico. Giustamente disgustati dai difetti del proporzionale abbiamo iniziato una lunga e tormentata marcia verso un maggioritario "all'italiana", con sistemi misti scarsamente soddisfacenti, poi nel 2005 siamo ritornati verso il proporzionale, ma con significative differenze: si è scelto un sistema proporzionale corretto a coalizione, con premio di maggioranza, senza possibilità di indicare preferenze. Premetto che personalmente non avrei fatto questa scelta di rinunciare alle preferenze, perché la ritengo prematura nell’attuale situazione del Paese, ma non è morto nessuno, si è solo, in questo peregrinare, che ho paura non sia finito, scelto di rinunciare alla preferenza, come è stato fatto in molti altri Paesi. Il punto è che soprattutto il Centrosinistra, che ormai ha smesso da tempo di fare proposte e comunicare idee, affronta questo tema con il solito integralismo, la solita indignazione e il solito falso moralismo. Per cui molte persone in buona fede di Centrosinistra non riescono nemmeno a concepire che ci possono essere delle buone ragioni per fare questa scelta, le buone ragioni che corrispondono ai pregi di questo sistema, uniti naturalmente ai suoi difetti, come in tutti i sistemi elettorali. La preferenza infatti non è un sistema così perfetto come ci vogliono far credere, per diversi motivi. In primo luogo occorre considerare che i cittadini sono molto restii a dare la preferenza e in grande maggioranza si limitano a mettere una croce sul simbolo della lista. Nella pratica infatti i voti con espressione di preferenza sono generalmente molto pochi rispetto al totale di voti di lista, cosicché la scelta effettiva dei candidati che vengono eletti viene fatta non dal popolo, ma da una esigua minoranza. Il sistema delle preferenze non assicura affatto che arrivi primo il più adatto a governare, ma di solito arriva primo il più bravo nel contatto con la gente, il più bravo nel porta a porta, il più bravo a farsi ricordare o a “pietire” il consenso, tutte qualità che possiamo tranquillamente considerare positive, ma che evidentemente non hanno alcun collegamento con le capacità del candidato di svolgere quel compito di normazione e di rappresentanza in cui consiste l’incarico istituzionale cui si è candidato. Infatti la storia recente e meno recente del Consiglio comunale di Terni, ma è purtroppo un fenomeno diffuso a più territori e a tutti i livelli, porta significativi esempi di “mister preferenza” dei quali non si ricorda nessun intervento. In alcuni casi perché gli interventi vengono svolti, ma con contenuti del tutto evanescenti, in altri casi perché gli interventi in consiglio non ci sono proprio e magari questa caratteristica costantemente silenziosa del comportamento in presenza fisica si accompagna a una strana loquacità e disinvoltura nel rilasciare interviste (rigorosamente scritte) ai giornali. Anzi se vogliamo essere un po’ maligni, le qualità sopra riportate che caratterizzano il candidato in grado di calamitare preferenze descrivono anche caratteri con particolari inclinazioni, capacità e competenze in termini di clientelismo nella vita amministrativa che segue all’elezione. Sarà un caso?

In secondo luogo la preferenza rende particolarmente costose le campagne elettorali infatti al potere di scelta assegnato al cittadino nel momento delle elezioni corrisponde evidentemente una competizione dei candidati con ogni mezzo di propaganda: la guerra dei manifesti assolutamente insensata, l’intasamento delle cassette postali, gli sprechi di cene, cocktail, porchettate, canti e suoni, telefonate, sms, ecc. con il risultato che un candidato medio spende in campagna elettorale una cifra che può raggiungere la metà o anche il totale dell’indennità netta cumulata che riceverà in tutto il futuro mandato (senza contare che la maggioranza dei candidati, naturalmente, non viene eletta).
Questo del costo della campagna non è un punto da sottovalutare, porprio in vista del rinnovo della classe dirigente: alle europee dove alla preferenza (fortunatamente plurima) si aggiunge la vastità delle circoscrizioni elettorali, nessun candidato potrebbe essere eletto se non disponesse di ingenti risorse finanziarie, con il risultato che possono diventare deputati europei o portavoce di cordate politico-finanziarie, o rampolli di famiglie ricche, certo nessuna persona "normale" sopratutto se giovane.

Per tutto quanto detto, chi considera la preferenza come un intoccabile moloch di democrazia o è in malafede, o è un integralista o semplicemente non conosce la realtà delle campagne elettorali che ho sopra accennato. Ragionamenti più attenti alla democrazia effettiva portano ad evidenziare che il problema non è la presenza o l’assenza della preferenza, ma i meccanismi di scelta della classe dirigente. In altre parole, ben sapendo che la democrazia non è un sistema perfetto, ma è il migliore possibile, o ci teniamo la preferenza o scegliamo sistemi senza preferenza, ma obblighiamo i partiti, magari con norme di legge e quindi obbligatorie ad adottare sistemi di individuazione delle candidature che siano chiari, partecipati e, fermo restando il diritto all’elettorato passivo, anche possibilmente in grado di individuare candidati preparati.

Pertanto la preferenza non è intoccabile, ma ci vogliono garanzie riguardo la "democrazia interna" ai partiti e (voglio dire una bestialità) non guasterebbe anche riguardo la reale volontà di selezionare e rinnovare la classe dirigente.

Oggi in Italia i partiti né nel Centrodestra, né meno che mai nel Centrosinistra (la tormentata e incresciosa vicenda anche ternana delle “primarie” è raccapricciante) non sembrano affatto in grado di garantire il raggiungimento degli obiettivi esposti. Allora è meglio la preferenza, però retromarcia per retromarcia, forse è opportuno completare il ritorno indietro e rispolverare il sistema a preferenza plurima, perché la formazione di cordate di candidati crea comunque dei risparmi di spesa e lo stesso elettore potendo dare per esempio tre preferenze, non nel primo voto che è riservato ai "mister preferenza", ma nel secondo o nel terzo può darsi che dia anche il consenso a un candidato magari giovane e preparato, non c’è nessuna certezza che lo faccia davvero, ma la democrazia non è un sistema perfetto. L’avevo già detto?

Paolo Cianfoni

PS I referendum che stiamo per votare non hanno niente a che vedere con la reintroduzione della preferenza, ma ne parlerò più avanti.

(Mortadella foto Gummo fonte flickr)

Due tipi di scelte sbagliate: quelle comprensibili e quelle incomprensibili

Entrambi i maggiori partiti in queste elezioni hanno fatto scelte interne sostanzialmente peruginocentriche. Il tutto probabilmente solo per massimizzare le opportunità di vittoria su Perugia. Ma i ballottaggi nei grandi centri si sono verificati solo a Terni e a Orvieto. Il Centrosinistra fa male a preferire Perugia, ma almeno ha dei motivi, per il Centrodestra invece si tratta di puro e semplice autolesionismo.

martedì 9 giugno 2009

Ballottaggio a Terni

Definitivo comune di Terni: con un 49,4 % Di Girolamo manca di un soffio l'elezione al primo turno, quindi ballottaggio tra due settimane Di Girolamo - Baldassarre, ma in caso di vittoria di Di Girolamo avrà il 60% del Consiglio comunale, in caso di vittoria di Baldassarre ci sarà l'anatra zoppa: stessa situazione del 1997

Risultati Provincia di Terni

Feliciano Polli, sostenuto dal Centrosinistra, è il nuovo Presidente della Provincia di Terni. Il PdL è all'opposizione con 8 eletti Consiglieri oltre il Candidato Presidente per il Centrodestra Alfredo De Sio.
Auguri di buon lavoro al Presidente Polli e a tutto il nuovo Consiglio provinciale.

martedì 2 giugno 2009

L'anatra come la preferisce?


In un periodo in cui per legge nemmeno si possono divulgare, ogni candidato sembra avere in tasca un suo sondaggio "buono" per lui. I sondaggi invece vanno presi con un certo distacco. Chi ha un po' di memoria ricorderà che i sondaggi locali a Terni non sono stati mai molto azzeccati: fin dal 1993 in cui fu fatto un exit poll al ballottaggio Ciaurro-Giustinelli, che dava vincitore il candidato della sinistra, il Sen. Giustinelli, quando invece nella realtà quello fu il giorno storico dell'elezione del Prof. Ciaurro.
Certamente in una situazione così caotica e incerta chi ha le tasche piene di certezze è bravo, ma rischia di fare presto brutte figure. Ritengo che la quantità degli indecisi sia ancora alta sopratutto a sinistra e che anche in queste poche ore prima del voto in realtà possa succedere di tutto.
Occorre rilevare però che si fa un gran parlare dell'eventualità della cosiddetta "anatra zoppa". Personalmente credo che molto più che i presunti sondaggi, che hanno lo scarso valore che hanno, questa attenzione discenda più dal fatto che quando uno si è scottato con l'acqua bollente (come avvenne a Terni nel 1997), poi ha paura anche dell'acqua tiepida.
Ma andiamo per ordine: cos'è l'anatra zoppa?
In Italia ci si riferisce a quella situazione per cui il leader eletto non dispone della maggioranza per governare. In particolare questa situazione può verificarsi nella legge per l'elezione del Sindaco in un caso molto remoto, ma possibile. Cioè quando non scatta il premio di maggioranza. La legge infatti assegna alla coalizione collegata al Sindaco che vince un premio, per cui indipendentemente dalla percentuale raggiunta (se compresa tra il 40 e il 60%), gli assegna il 60% dei seggi. Cioè nel caso di Terni se il premio di maggioranza scatta assegna alla coalizione 24 consiglieri su 40 (il Consiglio in realtà è composta da 41 membri con diritto di voto: il 41^ è il Sindaco). Come accennavo c'è un solo caso in cui il premio di maggioranza (che assicurerebbe la governabilità ad un sindaco eletto con una maggioranza risicata) non viene assegnato, quando cioè una coalizione diversa da quella collegata al Sindaco eletto superi al primo turno il 50% dei voti. E la cosa non è affatto strana, perché è assolutamente ragionevole che nel caso di due o più coalizioni, ma tutte al di sotto del 50%, venga dato il premio alla coalizione del Sindaco eletto per consentirgli di governare, ma nel caso in cui una coalizione sia già maggioranza (assoluta), cioè raggiunga più del 50% fin dal primo turno, è logico che se c'è premio di maggioranza debba andare a quella coalizione, mentre sarebbe del tutto improprio che il premio retrocedesse la maggioranza degli elettori a minoranza di eletti.
A Terni nel 1997, la coalizione di centrosinistra superò il 50% al primo turno, e il ballottaggio tra Ciaurro e Palazzesi, elesse Sindaco Ciaurro. Ma il Centrodestra (allora si chiamava Terni Libera) non poteva beneficiare del premio di maggioranza, perché aveva perso quelle elezioni e la maggioranza assoluta era già stata assegnata dagli elettori al Centrosinistra. Il Consiglio fu eletto con il sistema del proporzionale puro: è vero, come ricordava qualche giorno fa un quotidiano che siccome in ogni caso l'attribuzione dei seggi viene fatta dopo l'elezione del Sindaco e nel 1997 il Sindaco Ciaurro fu eletto al ballottaggio, le coalizioni che valevano per l'attribuzione erano quelle del secondo turno, quindi, per un complicato sistema di attribuzione dei resti, se non solo il CCD (che si collegò) ma anche un'altra lista minore (che comunque non elesse consiglieri) si fosse collegata con Ciaurro per il ballottaggio, allora la partita si sarebbe chiusa 20 a 20 e quindi Ciaurro avrebbe avuto una risicatissima maggioranza in Consiglio, che si sarebbe retta solo sul suo voto (il 41^). Ma al di la dei casi particolari e particolarissimi illustrati sopra, il dato importante è che l'anatra zoppa si verifica in condizioni eccezionali, ma è comunque una ipotesi possibile e che di fatto si è verificata dal 1993 in poi non solo a Terni.
Naturalmente anche se la legge lo prevede, il caso dell'anatra zoppa non è certo politicamente desiderabile. Perché si rischia la paralisi amministrativa e la sottomissione del Sindaco eletto ai possibili ricatti di una maggioranza a lui avversa, fino a quando questa o presenta una mozione di sfiducia, o determina la fine del mandato con la non approvazione del bilancio o con le dimissioni della maggioranza dei consiglieri.
Ma in realtà con poche e mirate accortezze gli elettori possono facilmente evitare l'eventualità dell'anatra zoppa, semplicemnte votando il simbolo di una delle liste collegate al Sindaco che vogliono eleggere.
La cosa è assolutametne di buonsenso, perché è inutile eleggere un Sindaco e poi negargli nei fatti la possibilità di governare.
Se infatti l'elettore fa solo una croce sul simbolo di una lista (ed eventualmente esprime la preferenza scrivendo il cognome di uno dei candidati consiglieri di quella lista) il voto è valido e va assegnato sia al Sindaco collegato che alla lista: così facendo si elegge il Sindaco e gli si dà la possibilità di governare, con la coalizione che si è scelto.
Gli elettori devono invece evitare di dare un voto disgiunto, cioè devono evitare di mettere due croci una sul Sindaco e una su una lista collegata a uno dei suoi avversari e devono anche evitare di mettere una croce solo sul nome del candidato Sindaco, perché in quel caso il voto va solo al Sindaco e non alle liste collegate.
Naturalmente quando si verifica il caso eccezionale dell'anatra zoppa le cause non vanno ricercate solo nella tecnica elettorale, ma anche e soprattuto nella politica, ma qui la questione si fa ancora più complessa e approfondirla ora sarebbe inutile, vista l'imminenza del voto, ma sarebbe un esercizio importante da fare prima o poi e non solo per interessi storici.
Paolo Cianfoni
(Anatra all'arancia foto Fugzu fonte flickr)

domenica 31 maggio 2009

Mogli sobrie e botti vuote


Che ci siano persone che prima delle elezioni politiche si lamentano per la scomparsa della preferenza è comprensibile perché il sistema della preferenza, teoricamente e sottolineo teoricamente, dovrebbe garantire che gli eletti siano scelti dal popolo, ma la scelta di escluderla certamente porta a campagne elettorali meno costose, meno combattute casa per casa e quindi meno insopportabili per gli elettori.
Che ci siano persone che prima delle elezioni amministrative si lamentano che gli elettori sono subissati da richieste di voto, le cassette della posta sono stracolme di santini, le strade piene di gazebo, si sperperano un sacco di soldi in manifestazioni elettorali, ecc. è comprensibile perché è veramente pesante la campagna elettorale per l'elettore, ma quella situazione è inequivocabilmente il portato della possibilità di indicare la preferenza.
Che le persone che si lamentano siano le medesime nei due casi questo è un po' meno comprensibile. La gente usa il modo di dire "non si può volere la botte piena e la moglie ubriaca", anche perché così si rischia di ritrovarsi con la moglie sobria e la botte vuota.
Paolo Cianfoni
(wine barrel photo brewrat from flickr)

sabato 30 maggio 2009

Piccoli, teneri dinosauri cerchiobottisti


Inizia l’ultima settimana di campagna elettorale, ogni volta peggiora. Quando si profila una elezione minimamente combattuta l’ultima settimana diventa un periodo di congiure e colpi bassi.
Il punto è che i sondaggi da chiunque commissionati indicano tutti che si farà il ballottaggio per il Comune di Terni (per carità i sondaggi in passato sono stati anche clamorosamente smentiti, soprattutto quelli locali) e questo certo contribuisce ad alzare il livello dello scontro.
Persiste in alcune analisi politiche della situazione l’utilizzo di un metro di giudizio superato e del tutto inattuale. Una di queste, alcuni giorni fa, evidenziava (succedeva anche ai tempi della prima Repubblica) che il dibattito avrebbe tralasciato “il programma” per occuparsi di cose meno “nobili”.
Per carità si fa sempre bella figura a bacchettare entrambi gli schieramenti e, in particolare, si fa sempre bella figura ad appellarsi alla necessità di una maggiore considerazione de “il programma”.
Però il mondo è cambiato e soprattutto sono cambiate sia le leggi elettorali che il rapporto elettori-eletti (o meglio in questo caso, candidati).
Questa litania su “il programma” come se fosse un simbolo a cui accostarsi con reverenza sacerdotale in realtà è fuori dalla storia. Non che non sia importante che i candidati dicano prima quello che vogliono fare una volta eletti, anzi è fondamentale, ma gli elettori sanno bene che per un lunghissimo periodo della prima Repubblica, quando uno diceva “attenzione: prima parliamo del programma” significava “attenzione: prima ci accordiamo sulle poltrone” e quindi hanno sviluppato una sana diffidenza verso questo termine che infatti sta troppo spesso nelle bocche sbagliate. Oltretutto programma significa idee e proposte e mentre sono veramente tanti quelli che giurano che i loro pensieri sono tutti presi da “il programma” risultano drammaticamente pochi quelli che se richiesti riescono a tirare fuori una idea o, peggio, una proposta concreta.
Allora i conti non tornano e gli elettori restano diffidenti, i nuovi sistemi elettorali, ormai consolidati nella mente degli elettori sono pensati invece per non aver nessun timore reverenziale nei confronti de “il programma” . Nessuno dimentichi che in Italia ci sono attualmente vigenti un mucchio di sistemi elettorali ma quello che sembra funzionare ancora meglio, a mio avviso, è proprio quello con cui andremo ad eleggere i Sindaci tra una settimana.
Un po’ in tutti i nuovi sistemi, ma particolarmente in quello dei Sindaci, il programma ha un ruolo concreto ma non decisivo, perché nella seconda (e speriamo presto terza) Repubblica il programma è il candidato.
La grande intuizione di questi sistemi incentrati sul leader è che gli elettori quando andavano a votare e, allora, potevano eleggere solo una coalizione, non avevano più alcuna fiducia che quella coalizione una volta eletta e una volta espresso un governo (una giunta e un sindaco, nel caso delle amministrative) dopo estenuanti notturne trattative di palazzo avesse la benché minima capacità e/o volontà di realizzare le cose promesse e “imbalsamate” ne “il programma” così bello e irraggiungibile.
Nei sistemi attuali invece il programma è il candidato.
Nel senso che alle vacue promesse de “il programma” si sostituisce la leadership e quindi la credibilità personale del candidato. Quindi come obiettivi programmatici valgono più le cose e le opinioni che il leader ha detto in passato, o meglio ancora, quello che è ragionevole aspettarsi da lui una volta eletto, che mille documenti.
Questo i vecchi babbioni sia di sinistra che di destra (ma molto più di sinistra) semplicemente non lo hanno capito.
Il programma oggi ha una qualche rilevanza esclusivamente nel senso di “contratto con gli elettori”, lo capì per primo il Presidente Silvio Berlusconi, naturalmente irriso e sbeffeggiato come “parvenu” della politica da tutto il centrosinistra allora, mentre oggi perfino Di Girolamo a Terni non sapendo più a che Santo votarsi, firma patti con la città di Terni, apparendo poco meno di una parodia.
E perché diventa importante come contratto? Perché “il programma” è “il candidato” e il contratto serve solo come punto di riferimento futuro, per potersi “fidare” che chi lo promette ha oggi una reale credibilità di realizzarlo. E’ un concetto un po’ sottile, ma, per capirci, il programma/contratto oggi svolge la stessa funzione che nella pubblicità ha l’invito alla verifica della promessa: “il nostro è il tonno così tenero, che si taglia con un grissino”. “il tonno è tenero” è il candidato (candidato/programma) e il “si taglia con un grissino” è il patto con gli elettori. Nessuno sano di mente compra tonno e grissini per fare la prova a casa, però so che quel tonno potrebbe essere desiderabile perché è tenero, e chi lo vende è così convinto che è tenero che mi invita a fare la prova con un grissino: quindi è più facile che sia vero.

Quello che mi rincuora è che mentre il Centrosinistra inizia adesso a rassegnarsi a questi ragionamenti e deve ancora combattere con molti al suo interno, che proprio non ci vogliono stare, nel Centrodestra sta già passando alla sua fase operativa una nuova idea, quella del partito “leggerissimo”, quasi esclusivamente internet, sulla quale stanno alacremente lavorando i Palmieri, i Valducci, ecc. Naturalmente è in arrivo una salva di risate e di sberleffi da parte del Centrosinistra che li considera dei “parvenus”, ma questa potrebbe essere la nuova frontiera politica e la sinistra è ancora una volta drammaticamente indietro (ma questa è un'altra storia).

E’ per questo che quando leggo un “opinionista” che, con fare altero, bacchetta le coalizioni maggiori e invoca le proprietà salvifiche de “il programma” (o peggio un candidato), mi viene da sorridere.

Ma esiste un metodo infallibile: al prossimo che vi parla de “il programma” con fare reverenziale chiedetegli di farvi un esempio, di dirvi una buona idea, magari anche piccola, magari copiata, ma una proposta utile per la nostra Città, se non masticherà pezzi di frasi trite e ritrite continuate a parlarci, altrimenti chiamate il WWF, perché siete di fronte a uno degli ultimi esemplari di un piccolo, tenero, dinosauro cerchiobottista, con la testa piena zeppa di aria.

Paolo Cianfoni
(photo InfoMofo from flickr)

lunedì 4 maggio 2009

Renato Brunetta scalda il cuore dei ternani

Ci voleva la forza e la verve del prof. Brunetta per scaldare finalmente il cuore dei ternani. Dopo una lunghissima serie di convegni formali e i soliti incontri elettorali di una campagna partecipata, ma non particolarmente sentita a Terni, Renato Brunetta è stato letteralmente sommerso da una serie infinita di applausi durante il suo lungo e appassionato discorso, in cui con la solita chiarezza e la solita forza ha toccato in modo diretto, semplice ed efficace anche temi interni scottanti, ricevendo sempre fragorose approvazioni. La sala era gremita e caldissima e il Ministro in camicia si è tirato su le maniche e ha iniziato a parlare infiammando la platea. Ha parlato di tanti diversissimi argomenti demolendo i luoghi comuni della Sinistra a partire dalla Resistenza, che è stata - ha detto - una lotta per la libertà fatta da tanti parti politiche, i comunisti erano una parte, ma quella parte che voleva una Italia libera dai Nazifascisti per soggiogarla poi all'Unione Sovietica, è per questo che dobbiamo ringraziare tante persone per la nostra libertà: De Gasperi, Saragat, anche Nenni seppure dovette compiere un percorso, i repubblicani e Malagodi, ma non Togliatti, che se avesse potuto ci avrebbe dato decenni di dittatura comunista fino alla caduta del muro di Berlino. Il suo è stato un discorso molto onesto, perché - ha detto - non è possibile dire che l'Italia buona sta da una parte e quella cattiva dall'altra, da tutte e due le parti c'è l'Italia della ricostruzione nel dopoguerra, ma anche l'Italia del menefreghismo e dei controlli di carta fatti da uomini di carta, con anime di carta che costruiscono ospedali, prefetture e case dello studente che crollano con il terremoto e questo è immorale e su questo noi dobbiamo dimostrare alla sinistra anche una nostra superiorità morale. Il governo si gioca molta della sua credibilità - ha detto - sulla ricostruzione in Abruzzo, che deve essere veloce per restituire una vita dignitosa a chi l'ha perduta, e non deve essere mai più come in Umbria. E' vero che, come rileva "Il sole 24 ore", siamo un partito che ha una base sociale molto larga e diffusa in cui gli operai sono il doppio di quelli che ha il PD, siamo il partito dell'Italia che lavora, siamo il partito che vuole rappresentare l'Italia che ha fatto l'Italia nel dopoguerra e che l'ha tenuta lontana e al sicuro dal comunismo. Il PdL è ancora peggiore dell'Italia che ci vota perché è quell'Italia dei padri della patria che vogliamo rappresentare, quindi dobbiamo migliorare ancora e dobbiamo uscire da questo stato "nascente" in cui ancora tante cose devono essere sistemate. Il Prof. Brunetta ha inviato tutti a non andare dietro a tutte le voci e a tutte le specuazioni, tenendo ben presente che non ci votano per le veline, ma ci votano perché siamo riformisti e dobbiamo lavorare forte per portare a termine le tante riforme che abbiamo iniziato.
Da parte nostra ringraziamo Renato Brunetta per averci fatto vedere come, nell'Umbria del posto pubblico e dei privilegi, si parla al cuore della gente.
Paolo Cianfoni

sabato 2 maggio 2009

Lista PdL Comune di Terni

CANDIDATO SINDACO Prof. Antonio BALDASSARRE
Paolo Alunni Pistoli

Domenico Bellachioma
Fabio Biscetti
Matteo Bressan
Giuseppe Briotti
Federico Brizi
Maria Bussetti
Nico Camilli
Marco Cecconi
Gianfranco Colasanti
Giuseppe Conti
Mariano Edoardo Crapa
Giovanni De Angelis
Piergiorgio Di Lorenzi
Antonello Di Raimo
Stefano Fatale
Francesco Maria Ferranti
Francesco Fioretti
Fausto Maria Fontana
Niccolò Francesconi
Franco Gregori
Dario Guardalben
Luca Listanti
Maurizio Maggi
Orlando Masselli
Andrea Messi
Dario Montalbetti
Marco Onofri
Carlo Orsini
Roberta Pacetti
Elio Pambianco
Francesco Petrelli
Francesco Rizzo
Michele Rossi
Rosalia Saco Dulanto
Federico Salvati
Marina Severoni
Francesco Shu
Sandro Silvani
Moreno Tini

venerdì 1 maggio 2009

Lista PdL provincia di Terni

Acquasparta Giovanni Montani (uscente, eletto AN)
Amelia Pietro Valentini (uscente, eletto AN)
Arrone Paolo Di Costantino
Baschi Alfredo Santi (uscente, eletto UDC poi FI)
Calvi dell'Umbria Torquato Petrineschi (uscente, eletto FI)
Castel Viscardo Nicola Zappitello
Ficulle Francesco Tiberi
Lugnano Enrico Masciarri
Montecastrilli
Narni I Eleonora Pace
Narni II Paolo Fracassa
Orvieto I Stefano Olimpieri
Orvieto II Angela Maria Sartini http://nuke.angelamariasartini.it/
Orvieto III Gisleno Breccia
San Venanzo Jacopo Meniconi
Stroncone Francesco Meloni
Terni I Gabriella Caronna (uscente, eletta FI)
Terni II Francesco Abbate
Terni III Michelina Pirro
Terni IV Paolo Cianfoni http://ilcircoloconcaternana.blogspot.com/ http://it-it.facebook.com/people/Paolo-Cianfoni/1267821537 http://www.pdlterni.org/?q=taxonomy/term/29
Terni V Gianfranco Colasanti
Terni VI Luca Biscetti
Terni VII Manuela Beltrame
Terni VIII Gabriele Bonifazi

mercoledì 29 aprile 2009

Ragionando sul sondaggio di ieri

Due sono le "stranezze" del sondaggio di ieri:
1) indecisi molto alti nel centrosinistra 41% e relativamente bassi nel centrodestra 23%.
2) grande divario tra le liste che sostengono Melasecche (5-7%) e l'ottimo risultato personale come candidato Sindaco 10.5-14.5%).
Entrambe le stranezze si potrebbero spiegare con il fatto che la candidatura di Melasecche, che è dell'UDC, ma per storia personale viene dal centrodestra, viene intesa come una candidatura di centrodestra. Pertanto gli elettori di centrodestra hanno maggiori opzioni di scelta (Baldassarre e Melasecche) rispetto a quelli di centrosinistra (che hanno solo Di Girolamo) e quindi una percentuale maggiore di decisi. In questo senso anche il divario tra le liste che sostengono Melasecche e il dato personale, considerato che invece le liste a sostegno di Baldassarre al contrario avrebbero un risultato maggiore del candidato sindaco, suggerirebbe un orientamento all'incrocio, in favore di Melasecche di una parte rilevante dell'elettorato di centrodestra. Mentre il "centro che non sceglie" quindi UDC avrebbe un buon risultato ma inferiore a quello del candidato Sindaco, evidentemente ritenuto più orientato a scegliere il centrodestra.
Interessanti, ma inutilizzabili le tabelle della ripartizione per età (che cosa sono: percentuali no perché non fanno 100, allora valori assoluti, ma senza i totali...) che però forse sembrerebbero indicare una concentrazione in favore del voto per Di Girolano dei giovani e degli anziani (diciamo tendenzialmente la popolazione non attiva, che in effetti è una caratteristica del voto di centrosinistra nazionale, ma non così accentuata a Terni) mentre una distribuzione più omogenea per età del consenso per Baldassarre e Melasecche, che anche in questo caso si assomiglia.

sabato 18 aprile 2009

I cari vecchi errori con i quali stiamo bene insieme


Considerato che per quanto riguarda le elezioni stiamo andando fortissimo (come diffusamente illustrato qui), questo vantaggio ci permette di dedicare qualche energia alla riflessione.

Personalmente avevo avuto fortuita occasione di esporre agli alti papaveri PdL della provincia di Terni riuniti con il Prof. Baldassarre il mio pensiero sul fatto che in campagna elettorale avremmo dovuto richiamare certamente l’esperienza di governo del Centrodestra ternano per i tanti e positivi risultati ottenuti (e mi riferisco al periodo 1993-1997, perché per quanto riguarda il 1997-1999 parlare di “governo” è un termine inappropriato).

Ma avremmo dovuto chiarire anche che la situazione attuale è completamente diversa da quella del 1993. Quindi secondo me sarebbe stato importante evidenziare le differenze con quella situazione e soprattutto evitare di commettere gli stessi errori che in soli 4 anni ci hanno portato alla sconfitta del 1997.

Si, si ho proprio scritto 1997, perché forse nessuno lo ricorda, ma nel 1997 il centrodestra a Terni è stato sconfitto e questo ha determinato una situazione di “anatra zoppa” evidentemente ingovernabile, per la quale era chiaro a tutti fin dal primo giorno che Ciaurro non sarebbe riuscito a concludere il secondo mandato. Da quel momento infatti Ciaurro era completamente nelle mani del Centrosinistra che deteneva la maggioranza assoluta del Consiglio comunale e che, quindi, come prevede la legge poteva semplicemente mandarlo a casa almeno due volte all’anno cioè quando il consiglio è chiamato a deliberare in tema di bilancio, come puntualmente avvenne.

Fu allora una sconfitta della peggior specie: quella mascherata da vittoria.

Perché è importante evidenziare le differenze? Perché l’equazione inconscia Baldassarre=Ciaurro porta il Centrodestra ternano a due gravi errori di prospettiva.

Il primo consiste nella “sindrome del Salvatore”. Infatti una interpretazione sbrigativa e semplicistica degli avvenimenti del 1993, ma purtroppo molto radicata, ritiene che Ciaurro apparve dal nulla il giorno della presentazione delle liste e vinse non si sa perché. Un pochino di buonsenso invece porterebbe ad una analisi più approfondita che oltre alle innegabili e determinanti qualità del Professore, sia sul piano culturale-amministrativo, che su quello della capacità di attrarre consenso nel rapporto con la gente semplice, darebbe il giusto risalto al grande lavoro che fu fatto dall’allora lista civica “Alleanza per Terni” composta da tante e diversissime componenti che seppe trovare una grande unità di intenti con la composizione ragionevole delle diverse opinioni. Inoltre vi erano i problemi eccezionali della Sinistra e il travaglio del mondo cattolico.

La “sindrome del Salvatore” è deleteria perché deresponsabilizza, in altre parole le tante e diverse forze, aventi tutte aspirazioni, identità e storie rispettabilissime, che compongono il Centrodestra ternano non possono pensare di aver finito il lavoro dopo aver trovato il “nuovo Ciaurro”. Perché così facendo in primo luogo lo lasciano solo di fronte al Centrosinistra e, in secondo luogo, tentano di cogliere un successo senza meritarlo, cioè senza fare il loro specifico lavoro che è quello di andare tra la gente a raccogliere il consenso evocando, promettendo, mantenendo e perpetuando il cambiamento che la gente si aspetta.

Il secondo errore discende da un difetto culturale del Centrodestra ternano, che non avendo l’onestà intellettuale di fare davvero i conti con la sua storia, ha sempre eluso una seria analisi degli avvenimenti del periodo Ciaurro, che sono stati usati come una “clava” ai fini del regolamento di conti interni. Purtroppo avevamo allora e abbiamo ancora oggi (perché in buona parte si tratta delle stesse persone oltretutto invecchiate male) una buona fetta della classe dirigente che non avendo idee proprie da proporre, né capacità di aggregazione finiscono per confondere la politica con la faziosità. Soggetti del genere nei momenti importanti, quando diventa assolutamente necessario usare il buonsenso, non sanno fare altro che soffiare sul fuoco delle divisioni.

Personalmente ritengo, ma questa valutazione è solo un onesto contributo ad un futuro dibattito che prima o poi dovrà pure aprirsi nel Centrodestra ternano se vorrà mai metabolizzare e superare gli errori del periodo Ciaurro, che non mancò a Ciaurro né una classe dirigente accomunata dai medesimi valori, né il sostegno della gente. Mancò a Ciaurro una organizzazione di persone che condividessero criteri di governo e che sapessero lavorare per il futuro del centrodestra e della nostra Città.


In fondo a Ciaurro mancò un partito. Quel partito che lui aveva la responsabilità di creare e per il quale non spese nemmeno una goccia delle sue immense capacità.


Paolo Cianfoni

Dai! Vieni a suonare con noi!!

Non sono abituato a fare la figura dell'orchestra del Titanic. Io preferisco dire con sincerità, ragionevolezza e anche passione le cose che, secondo me, stanno per succedere. Di solito è facile fare previsioni azzeccate, se tieni presente che si raccoglie sempre quello che si semina. Ma così facendo, in passato, sono stato accusato di colpe inesistenti. Allora sai che faccio: mi metto a suonare anche io sul ponte del Titanic.
Stiamo andando fortissimo!!!!!!!!!!!!!!!

(foto cliff1066 fonte flickr)

martedì 14 aprile 2009

Quelli che...

Quelli che... hanno bollato come irresponsabile e infantile un'intera classe dirigente, a dispetto di quanti nella società civile vedevano in questa classe dirigente l'unica vera interlocutrice per far ripartire Terni.
Quelli che... fanno finta di dimenticare che la suddetta classe dirigente è l'unica che ha avanzato proposte serie e credibili per un'alternativa in questa città strapazzata dalla sinistra.
Quelli che... hanno buttato a mare la storia di 15 anni perchè il nemico del mio nemico è mio amico.
Quelli che... l'avversario sarà anche la sinistra, ma il mio nemico ce l'ho dentro casa e lo devo ammazzare.
Quelli che... non hanno mai letto il trattato sulla stupidità del prf. Cipolla e hanno buttato il bambino con l'acqua sporca.
Quelli che... nel 1994 pensavano che Forza Italia fosse solo un partito di plastica dalla vita breve, molto breve.
Quelli che... sono un esponente di Forza Italia ma nella sede di partito non ci metto piede perchè non saprei cosa fare.
Quelli che... con la minoranza dei consensi pensano di avere in mano la maggioranza di un partito ancora tutto da costruire.
Quelli che... io conosco l'on. Tizio e il sen. Caio, ma che poi, in mezzo alla gente, sono men che meno che autorefernziali.
Quelli che... si riempiono la bocca di 'primavera di Terni' senza aver vissuto quella vera, quella di Ciaurro.
Quelli che... l'Umbria ha una sola provincia e non è quella di Terni.

Quelli che... non vedono più in là del loro naso.
Quelli che... pontificano di 'alta politica' e non sanno da che parte iniziare a leggere le carte necessarie per farla, l'alta politica.
Quelli che... siccome il 'capo' è impegnato, rispondo io al telefono per suo conto.
Quelli che... l'impegno assunto lo rispetto solo se mi fa comodo.

Quelli che... 'ti porto nel cuore' e poi il cazzotto te lo do tra i denti.
Quelli che... pensano di averci eliminati senza sapere che NOI non viviamo di politica.

Per tutti 'quelli che...', faccio mio uno slogan del '68: UNA RISATA VI SEPPELLIRA'!... e già si sente qualcuno che sghignazza... Riccardo Merlini

A sinistra: "per fortuna che il PdL umbro c'è!!"

Dicono che dalle parti di via Mazzini si sia alzato un forte vento dovuto ai sospiri di sollievo di Di Girolamo e Polli... Dicono anche che i maggiorenti del PD di estrazione cattolica abbiano acceso dei ceri davanti alle foto dell'onorevole folignate esperto di tiro a volo... E dicono pure che l'onorevole di cui sopra abbia stretto un patto con la governatrice, anch'essa folignate, per scongiurare anche la più remota possibilità che qualcuno osi spezzare il monopolio rosso a Terni...
Riccardo Merlini

sabato 11 aprile 2009

L'irragionevolezza al potere nel PdL umbro

Non ci vuole un acuto analista per accorgersi che il doppio incarico di Alfredo De Sio, in un sol colpo nominato Coordinatore Provinciale del PdL ternano e candidato alla Presidenza della Provincia di Terni, ha creato una forte situazione di contrasto interna al nuovo partito. Non ci vuole un acuto analista perché i contrasti già sono pubblicati sulla stampa di oggi e non sono più solo interni. Sarebbe bastato un po' di buonsenso nella classe dirigente perugina del PdL umbro per evitare di scatenare proteste che nessuno desidera e che soprattuto sono del tutto inopportune in campagna elettorale. Dovrebbe essere questa la prima preoccupazione di chi ha responsabilità di coordinamento in Umbria, invece ci si permette il lusso delle decisioni irragionevoli e quindi è facile prevedere che si raccoglierà quello che si è seminato. Il buonsenso consiglierebbe di evitare manifestazioni pubbliche del PdL fino a quando i coordinatori non abbiano iniziato il loro ruolo di coordinamento (cioè non abbiano iniziato a cercare di evitare i contrasti, desistendo invece dal generarli), ma nella classe dirigente del PdL umbro prevale l'irragionevolezza e quindi si correrà il rischio fin dalla prossima manifestazione del 14 di rendere pubblici i contrasti interni, eventualità che nuocerebbe al rapporto con i nostri elettori e alla campagna elettorale di Antonio Baldassarre. Certo per il Coordinatore Provinciale del PdL questo è di fatto impossibile, perché la scelta di far coincidere i due ruoli gli impedisce, su questo punto, l'interlocuzione con la maggioranza del partito che dovrebbe coordinare, ma anche questa era una cosa che, con un po' di buonsenso, era facile prevedere. La verità è che il PdL è una cosa troppo complessa e articolata per pensare che siano ancora ammissibili le ipocrisie e le solite furbate di paese caratteritiche del Centrodestra umbro. La classe dirigente perugina deve cambiare passo o sarà travolta.

AN PIGLIATUTTO

Dopo la nomina di Alfredo De Sio a coordinatore provinciale del PdL di Terni e la candidatura sempre di Alfredo De Sio alla presidenza della Provincia di Terni per il PdL, il 14 aprile sarà Maurizio Gasparri a ufficializzare il collegamento tra il PdL e Antonio Baldassarre mentre il 16 aprile a Orvieto sarà Gianni Alemanno a ufficializzare il collegamento tra il PdL e Toni Concina.

domenica 5 aprile 2009

molto bene ... molto male 2

Appurato quello che purtroppo temevo, e cioè che l'assenza di giornalisti (della sola carta stampata per la verità) era dovuta principalmente a un difetto di "spiegazione del valore dell'evento", devo evidenziare che in data odierna il Corriere dell'Umbria ha ampiamente rimediato alla carenza informativa con un interessante e puntuale articolo. Doverosi e sentiti ringraziamenti al Corriere e a Federico Zacaglioni.
Paolo Cianfoni

sabato 4 aprile 2009

Molto bene la partenza del PdL a Terni, molto male invece quella della stampa locale

Si è svolta ieri pomeriggio una esaltante manifestazione del PdL di Terni presso la sala convegni dell'Hotel Garden. La sala era gremita per assistere a un convegno tematico sulla sanità. Un modo "difficile" di aprire una campagna elettorale locale, perché parlare di cose concrete, dati, fatti, approfondimenti dei capitoli di spesa e della correttezza dell'amministrazione nella sanità non è certo una manifestazioe con effetti speciali. Inoltre vedeva la presenza quale relatore principale di Domenico Di Virgilio, primario ospedaliero, esperto di sanità e vicepresidente del gruppo parlamentare del Popolo della Libertà, stimato e molto noto tra gli addetti ai lavori, ma meno al grande pubblico. Ma il PdL di Terni ha scelto questo modo concreto e vicino ai problemi della gente per aprire la campagna elettorale ed è stato premiato con una grande affluenza di pubblico e di operatori della sanità.
La manifestazione coordinata da Fabio Biscetti si è aperta con un breve intervento del prof. Antonio Baldassarre ("sono d'accordo su tutto e in anticipo" ha detto e rivolto a Nevi che augurava che presto si arrivasse alla fine del "fidanzamento" con il PdL e annunciasse il collegamento con la lista del PdL, Baldassarre ha brillamentemente risposto che i "fidanzamenti lunghi" preludono a matrimoni duraturi e di successo) e un brevissimo saluto di Carlo Orsini coordinatore provinciale uscente di AN.
Quindi Raffaele Nevi, vicepresidente del consiglio Regionale dell'Umbria, ha svolto la sua relazione sulla sanità umbra che con competenza ed accuratezza ha evidenziato, con il supporto di grafici e tabelle, che la sanità regionale è complessivamente una sanità di prestazioni medie nel quadro nazionale, che però va urgentemente migliorata in relazione alle sue carenze precisamente individuate. In questo senso Nevi ha illustrato le proposte del PdL riguardo al miglioramento della spesa sanitaria, alla ristrutturazione necessaria e urgente dell'ospedale di Terni, alla riduzione del numero delle ASSL, al coinvolgimento dei privati come strumento di riduzione della spesa e innalzamento dei livelli qualitativi e soprattutto riguardo alla necessità che la politica regionale "molli la presa" sulla sanità umbra e renda il management, che deve essere nominato per meriti professionali e non politici, libero di amminstrare con competenza. Nevi ha definito questo programma "la sanità della libertà".
Il relatore principale On. Domenico Di Virgilio ha evidenziato le tante inziative realizzate e in corso del Governo Berlusconi nella sanità volte proprio a impedire che la politica influisca sulle scelte tecniche sanitarie e sopratutto sulla nomina dei primari. Ha annunciato iniziative di concreto sostegno alle famiglie che si fanno carico dei malati cronici, inoltre ha tracciato un quadro puntuale delle sfide che la sanità si trova davanti in relazione alle tendenze demografiche e sociali, illustrato come la sanità italiana sta finalmente affrontando per tempo queste sfide e fatto raffronti internazionali.
Al termine è intervenuto l'On. Alfredo Pallone, sociologo, esperto di sanità per le sue iniziative nel Lazio e candidato alle elezioni europee, che ha approfondito il piano sanitario regionale umbro evidenziando che dimostra gravi carenze culturali e pratiche essendo complessivamente incentrato sulla struttura e non sull'uomo, cioè sui pazienti. Molto significativa in questo senso è l'esiguità delle risorse messe a disposizione per la riabilitazione, che nella sanità umbra è quasi completamente dimenticata e ha rilevato in questa impostazione un evidente retaggio della cultura comunista.
Insomma una manifestazione importante che con competenza e approfondimento ha dimostrato che il PdL di Terni dispone di una classe dirigente coraggiosa e caratterizzata da cultura e capacità di governo. Una manifestazione importante e premiata dalla presenza di pubblico. Una dimostrazione di come la politica dovrebbe essere e troppo spesso, soprattuto nell'Umbria rossa dei litigi per le poltrone, non è.
Di tutto questo nella cronaca locale di oggi non c'è quasi niente. Niente in particolare né su "Il Messaggero" né sul "Corriere dell'Umbria", che invece danno ampio risalto a eventi marginali di altri partiti e un breve articoletto su "Il giornale dell'Umbria" che riporta più che altro alcuni contenuti espressi negli interventi di saluto.
Quindi molto bene la partenza del PdL a Terni, molto male invece quella della stampa locale o almeno è andata molto male la partenza della capacità del PdL di Terni di comunicare con la stampa locale.

venerdì 13 marzo 2009

Berlusconi alla scoperta del web

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sabato 31 gennaio 2009

I dieci anni più brutti della storia di Terni

Ieri il Prof. Antonio Baldassarre, nel giorno della sua candidatura a Sindaco di Terni citava il libro di Sandro Petrollini “I dieci anni più brutti della nostra storia”.Di anni brutti Terni e tutta la provincia ne hanno passati tanti, ma non è un problema di classifiche. Di certo oggi c’è una grande voglia di cambiare, non solo, come sarebbe ovvio, nel Centrodestra, ma soprattutto nel Centrosinistra. E infatti tutta la polemica sulla “discontinuità” nasce da questo sentimento diffuso, inoltre alcuni evidenti travagli discendono da una non dichiarata, ma chiara, valutazione che non solo le candidature, ma addirittura le scelte di lungo periodo e perfino gli stessi meccanismi decisionali che il Centrosinistra ha messo in campo in questi delicati passaggi, potrebbero essere inadeguati al momento storico.
Le giunte comunali e provinciali di questi dieci anni anche se non sarebbe onesto considerarle inadeguate in relazione ai loro singoli componenti, perché persone valide ci sono, di certo però sono state avvolte in un sistema che ha mirato verso livelli qualitativi scarsi e le individualità da cui ci si poteva aspettare un “rovesciamento del tavolo” sono anch’esse rimaste invischiate nella situazione.
Le giunte nella pratica, a torto o a ragione, hanno fatto la figura dell’orchestra del Titanic che ha continuato allegramente a suonare mentre la nave affondava.
Oggi i problemi irrisolti hanno creato una stagno puzzolente per uscire dal quale occorre rilanciare e promuovere il patrimonio industriale che Terni ha e insieme sviluppare il terziario e l'agrindustria e insieme migliorare la situazione ambientale della conca e insieme rilanciare infrastrutture e investimenti e insieme finanziare manutenzioni e spesa sociale e insieme riassorbire gli enormi debiti che il comune ha accumulato.
Obiettivamente una situazione di grave crisi per uscire dalla quale bisogna mirare simultaneamente a obiettivi difficilmente conciliabili e realizzare un grande balzo in alto della qualità della politica e della amministrazione a Terni (ci vuole ben di più della logica veltroniana del “ma anche”).
In una situazione del genere le candidature a Sindaco andrebbero valutate per la capacità di far fare alla politica ternana questo indispensabile balzo in alto (e attenzione la politica ternana è e resterà fatta di partiti).
Quindi non occorre nessuna aspirazione alle “parentesi”, ma invece un impegno a sbloccare i meccanismi della politica e della selezione della classe dirigente che sono ormai bloccati da 10 anni (e forse più).
Baldassarre la sua proposta l’ha fatta, può non piacere a tutti perché è un po’ ruvida e perché c’è ben più di una venatura di antipolitica, ma l’ha fatta ed è una proposta di alto livello. E' una proposta che dice ai ternani quello che i ternani vogliono sentirsi dire.
Se impostiamo così il problema allora le tante questioni che appassionano alcuni (il Centrodestra è stato o non è stato questa volta in grado di esprimere un candidato interno? E’ bene non disturbare il manovratore! C’è abbastanza industria nel programma di Baldassarre? ecc.) appaiono questioni, per carità anche interessanti, ma drammaticamente di secondo o terzo piano. La domanda giusta è: ci sono oggi a Terni dei partiti che sono in grado, non di essere meno partiti, ma di essere partiti che funzionano e che sanno fare il loro dovere? E il loro dovere oggi è quello di incarnare, promettere, mantenere e perpetuare quel cambiamento che i ternani si aspettano. E questo e fondamentale proprio perché la situazione è difficile e c’è urgente bisogno di partiti così.
Mentre invece mi sembra purtroppo che siano in troppi a preoccuparsi di questioni di secondo piano o, peggio, all’interno dei partiti o delle formazioni civiche ad aspirare segretamente a incarichi senza rendersi conto della responsabilità che quegli incarichi comportano in ogni tempo e segnatamente nel prossimo decennio. A qualunque persona avveduta tremerebbero le vene dei polsi.
Questo andazzo secondo me esiste, anche se ancora non è in grado di offuscare le capacità di ragionamento dei vertici dei partiti e non è positivo. Per il momento rischia solo di creare una coda di nuovi aspiranti musicanti del Titanic, mentre ci sarebbe bisogno di smettere di suonare e di iniziare a fare qualcosa per portare la nave in un porto sicuro.
Questo andazzo però non deve superare il livello di guardia.
Paolo Cianfoni

giovedì 22 gennaio 2009

LA NUOVA AMERICA: GOVERNO DEI SOGNI, DELLE LEGGI E DEGLI UOMINI


Andrea Liberati è un caro amico. Un amico che ha avuto il coraggio di partire da Terni per fare il volontario nella campagna elettorale USA per il Presidente Obama. La sua è stata una esperienza forte che come dice gli "ha segnato tutta la vita". E', secondo me, un bell'esempio di una persona che "crede nella bellezza dei propri sogni". Sensibile e acuto osservatore dei fenomeni sociali ha ormai una rilevante esperienza sia nella politica locale ternana, che nella politica USA. Queste caratteristiche ne fanno un testimone di eccezionale importanza rispetto ai temi che ci sono cari e che, al di là degli schieramenti, costituiscono secondo noi la via giusta per il rilancio della politica (PC).

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Il ritorno degli Stati Uniti sulla scena mondiale è travolgente. Sono molte le interpretazioni possibili rispetto a quanto è qui accaduto.Abbiamo assistito alle immagini di una folla debordante che si addensava sull’intero National Mall di Washington; ho personalmente visto cinquantenni arrampicarsi sugli alberi appena sotto il Congresso; o scavalcare follemente i cancelli verso il laghetto ghiacciato del Reflecting Pool, con i capillari del viso già esplosi per il freddo; o salire perfino sui tetti dei bagni chimici per avere la propria personalissima memoria di un momento irripetibile, mentre i Servizi Segreti, a fatica, inducevano ognuno a comportamenti più equilibrati. Quali le ragioni di un simile prolungato entusiasmo, pur in tempi così duri?Il programma politico è giudicato da molti osservatori come rivoluzionario –con grandi sfide sull’economia, sull’health care system, sull’energia, sulla politica estera-, e definito da tempo postpartisan unitamente a chi lo incarna; al riguardo, rebus sic stantibus, dinanzi al presidente Obama non si prospetta certo una luna di miele. Ma per giustificare la larga approvazione preventiva degli Americani occorre tenere presente un quadro più ampio.Il Governo dei sogni. Il primo elemento è che, tramite tale ambizioso piano politico, la volontà popolare ha ripristinato il Sogno Americano, tradito dalla passata Amministrazione. Su questo tema si fonda l’accattivante manifesto lanciato oltre cinque mesi fa dall’allora senatore Obama nella Convention di Denver.Perciò, dopo l’ubriacatura del 20 gennaio, la politica americana e la stessa gente non tornano semplicemente alla realtà perché la realtà si è fatta immaginifica, metafisica, ha assunto tonalità oniriche e visionarie, ha iniziato a nutrirsi di aspetti immateriali -risorse per lo più sconosciute agli altri Paesi del Mondo. La rinnovata fede nel domani ha preso il sopravvento e, sostanziata da un incomprimibile senso di speranza, dapprima ha unito molti Americani sotto lo stesso slogan (Yes, we can!”) per poi affratellarli tutti sotto la stessa bandiera sin dalla notte del 4 novembre. Realizzare domani il Sogno –anzitutto portare il Paese fuori dal pantano- è possibile perché emergono fresche e positive energie proprio dai milioni di cittadini nuovamente attivi. Governo delle leggi. Secondo elemento: non solo il sogno, ma le leggi faranno la differenza. Con una postilla di rilievo: a vantaggio dell’America, di ogni Americano, resta sempre valido il monito con cui Gerald Ford fissò la sua presidenza, subentrando a Richard Nixon nel 1974: “…la Repubblica degli Stati Uniti è governo delle leggi e non degli uomini”. Governo degli uomini. Sebbene con Obama –gli uomini appunto, terzo elemento- questi piani di governo si intreccino profondamente ed evocativamente, proprio grazie all’esistenza di collaudati pesi e contrappesi giuridico-costituzionali, ogni cittadino può dormire sonni tranquilli rispetto a qualsiasi deriva personalistica. La Nuova America che si apre al Mondo è dunque governo dei sogni, governo delle leggi e, infine, anche governo degli uomini: con questo assetto spirituale e materiale si prepara ad affrontare il futuro. E ora veniamo all’Italia. Per quanto dall’una e dall’altra parte politica ci si sforzi di annunciare di far bene, si è di fronte a un equilibrio diverso: la priorità è data al governo degli uomini. Meglio: delle nomenclature di partito. Seguono poi il governo delle leggi e, a distanza siderale, il governo dei sogni (chi li ha visti?). Si può davvero dire che, cambiando l’ordine dei fattori, sia la stessa cosa?

Andrea Liberati

volontario italiano Obama Campaign 2008
Washington, 21 gennaio 2009

martedì 20 gennaio 2009

Questa è la politica, baby!

Le primarie sono state un argomento che ha tenuto banco per mesi anche in vista delle ormai prossime elezioni 2009. Sono state introdotte in Italia dal Centrosinistra, presentandole come una trovata innovativa, che avrebbe riavvicinato le persone alla politica, raccontandoci in mille salse quanto sono importanti per la democrazia, quanto sono buoni e democratici, loro, ad utilizzarle, riconoscendo a questo che, in fondo, è solo uno strumento, un valore in sé.
Le primarie per la verità qualche volta sono state usate in alcuni territori anche dal Centrodestra. Il punto è che in ogni caso non hanno dato buoni risultati. Nel Centrosinistra a livello nazionale sono state fatte a candidato unico (primarie false?) e anche nei territori dove erano "primarie vere" hanno finito per creare più problemi di quanti ne abbiano risolti. Il punto è che non sono importanti le primarie, lo diventano se sono uno strumento di democrazia interna ai partiti. Quindi il valore è la democrazia, non le primarie. La cosa più intelligente che ho sentito sulle primarie l'ha detta uno dei nostri giovani, Nicola Zappitello: "Delle primarie non ci deve essere bisogno". Ha ragione Nicola, se un partito fa davvero il suo mestiere, individua delle proposte di candidatura condivise, con lo strumento che vuole. Ma tra i tanti strumenti quello delle primarie ha anche alcuni portati negativi, come quello di alimentare polemiche e contrasti interni a un partito, proprio alla vigilia di una campagna elettorale. Oltretutto in Italia hanno anche lo svantaggio(o il vantaggio) di accendere i riflettori proprio su una delle maggiori "vergogne" nazionali, i meccanismi di rinnovo della classe dirigente. E' come quando in pubblicità di promette una cosa che poi non si mantiene "il nostro tonno si taglia con un grissino", se poi i consumatori lo comprano e si rompono i denti, inizia subito la pubblicità negativa. In altre parole bisogna fare molta attenzione ad evocare le primarie se non si è nella condizione politica di mantenere la promessa di rimettere a un confronto numerico condiviso l'individuazione delle candidature. Invece in Italia le primarie vengono usate come una clava contro chi si vuole candidare: gli oppositori che se la vedono brutta sostengono il "valore" delle primarie, e spesso hanno in realtà una dannata fifa di contarsi davvero. Con il risultato che, una volta che l'odiata candidatura è tramontata, delle primarie non c'è più bisogno, anzi c'è un grande fuggi fuggi. I giornali di oggi, per esempio, sono pieni di dichiarazioni di tutti i partiti del Centrosinistra di Terni sul fatto che la candidatura di Di Girolamo va bene e che quindi è meglio non farle le primarie o farle a candidato unico.
Ma non sarebbe più onesto riconoscere che è il mestiere proprio dei partiti scegliere al loro interno le migliori candidature, con lo strumento che vogliono, perfino quello delle primarie. E che se questa scelta è davvero giusta saranno gli elettori a deciderlo. Le primarie sono come un giravite, che non è buono o cattivo in astratto, è buono solo se avvita la vite.
Il problema, secondo me, non sono le primarie, ma la qualità della politica.
Paolo Cianfoni

sabato 17 gennaio 2009

Circoscrizioni e coraggio

La vicenda delle circoscrizioni di Terni è un bel campo dove misurare il coraggio che viene profuso nelle scelte politiche e informative nella nostra città.
Il Centrodestra, di fronte alla necessità imposta dalla legge di mettere mano alle circoscrizioni a Terni (riduzione del numero dalle 9 attuali a massimo 3) ha tenuto conto di tre aspetti:
1) effettiva delega di poteri: i poteri sono scarsi, anzi praticamente nulli
2) significatività della ripartizione territoriale: abbastanza buona su 9, ma molto problematica su 3
3) valore agli occhi dei cittadini: i cittadini apprezzano il fatto di avere un ufficio decentrato per fare pratiche e certificati, ma non danno il medesimo valore alla funzione dei Consiglieri e dei Presidenti, anzi su questo risultano preminenti valutazioni sulla necessità di riduzione del peso della politica.
Il Centrodestra quindi ha fatto una proposta semplice: ha detto di lasciare il decentramento dei servizi ai cittadini ternani, in modo che gli abitanti di Piediluco o di Collestatte potessero continuare ad andare nelle attuali sedi decentrate per ottenere un certificato e avviare una pratica, ma di togliere il peso sul bilancio del Comune e sulle spalle dei cittadini delle indennità, di tutto rispetto, dei Presidenti di Circoscrizione e dei gettoni, in questo caso molto contenuti per la verità, delle decine di Consiglieri circoscrizionali. Quindi cancellare la parte politica delle Circoscrizioni e mantenere solo la parte relativa all’erogazione dei servizi ai cittadini.
Non si è trattato di una sottovalutazione del ruolo e del valore delle Circoscrizioni, ma, al contrario, di una equa valutazione dei reali poteri che decenni di demagogia della sinistra avevano assegnato a questi organi di decentramento. Erano diventati una specie di fauni, quegli esseri mitologici dal busto umano, ma con i piedi di capra e le corna, infatti così come sono a Terni sembrano degli “umani” organi di partecipazione, ma sul piano dell'amministrazione della cosa comunale sono delle "capre", cioè hanno un reale potere che è minore di quello di un'assemblea di condominio. Infatti le circoscrizioni a Terni svolgono quasi esclusivamente una funzione di informazione ai Consiglieri e a pochi cittadini, delle scelte comunali, rispetto alle quali danno dei pareri che sono rigorosamente "consultivi" (=il comune può allegramente fregarsene) e infatti il comune non li prende mai in considerazione, dubito perfino che qualcuno a Palazzo Spada li legga.
La proposta di cancellazione non significa non riconoscere la bontà dell'impegno che i consiglieri e presidenti di circoscrizione profondono nella loro attività. Questo impegno c'è ed è anche utile, ma ai partiti. Le circoscrizioni infatti finiscono per essere usate dai partiti per due funzioni: una buona, cioè come palestra dei giovani che si devono fare le ossa e una cattiva, cioè come parcheggio di quelli che non sono riusciti a "valorizzare" (=sistemare) altrove.
Il Centrodestra ha ritenuto con coraggio che i partiti potessero benissimo svolgere queste funzioni con i loro organi interni, cosicché con la cancellazione della parte "politica" delle Circoscrizioni si potesse dare una risposta concreta ai cittadini che vogliono una riduzione del peso della politica, come dicono alcuni una riduzione della "casta".
E si badi bene ho detto "coraggio", non in modo ipocrita, infatti basta una normale capacità di analisi e una minima dose di sincerità nell’informare le persone, per rendersi conto che i posti di Consigliere circoscrizionale sono per il Centrodestra, che è stato tradizionalmente all’opposizione a Terni, più importanti di quanto non lo siano per il Centrosinistra, che ne ha moltissimi altri e a tutti i livelli. Infatti così facendo il Centrodestra proponeva una soluzione che lo avrebbe messo nella condizione futura di avere “meno da offrire” a chi si avvicinava a lui. Per cui le semplificazioni del tipo “tanto adesso non ce li avete i posti da Presidente” sono, quello si, un modo di ragionare fazioso e ipocrita. E infatti questa proposta non è stata per il centrodestra “indolore”, ma ha creato un momento di crisi interna, che ha rischiato di investire la cosa più importante per il centrodestra: il rapporto con i nostri giovani.
Andiamo a misurare invece il coraggio del Centrosinistra: la maggioranza sul finire di mandato costretta dalla legge a scegliere se ridurre le circoscrizioni come numero oppure accettare la coraggiosa proposta del centrodestra di cancellarle mantenendo solo i servizi per i cittadini, che ha fatto?
Ha mantenuto la casta nel numero massimo consentito dalla legge: tre circoscrizioni. Ha lasciato, salvo generiche e future promesse, invariati i poteri sui livelli bassissimi che ho descritto.
Ma è sulla ripartizione territoriale delle nuove circoscrizioni che ha dato il meglio di sé: infatti è logico che dividere il territorio del Comune in sole tre parti, non riesce a rispondere efficacemente alle esigenze del territorio. Infatti tre sole circoscrizioni a Terni, non possono né rispondere all’esigenza reale delle ex municipalità, né rappresentare per i cittadini una aggregazione di valori territoriali significativamente diversa dall’approccio interamente comunale. In altre parole si può seriamente sostenere che le esigenze nell’amministrazione della cosa comunale (manutenzioni, strade, fogne, attività di socializzazione, sostegno alle iniziative culturali, ecc.) siano per i residenti di Piazza Tacito assimilabili a quelle dei residenti, per esempio, nella Valserra? Direi di no. Fare solo tre circoscrizioni, se fossero state sinceramente prese in considerazione le vocazioni territoriali, avrebbe al massimo significato, usando un po’ di buonsenso, creare una circoscrizione per il centro, una per la parte ovest (moderne aree industriali, apertura verso l’esterno, principalmente il Lazio) e una per la parte est (acciaierie, turismo, apertura verso l’esterno principalmente Umbria Nord, Marche).
Il Centrosinistra però ha scelto criteri diversi dal buonsenso: ha scelto il bilancino dei prevedibili risultati elettorali. Ha smembrato il centro città (troppo di centrodestra per essere una circoscrizione a sé stante) e ha diviso la torta in spicchi, senza alcun significato territoriale, ma massimizzando le sue possibilità di accaparrarsi le Presidenze.
Di fronte al Centrodestra cha ha fatto una scelta di coraggio, contro “la casta”, il Centrosinistra ha fatto una scelta di conservazione, per assicurarsi il maggior numero di posti.
Così facendo sono riusciti a trasformare definitivamente i "fauni" in … "capre".
E i cittadini di Terni? Che cosa sanno davvero di tutta questa storia? Siamo sicuri che qualcuno gliel’abbia raccontata così per come (secondo noi) è andata realmente?
Paolo Cianfoni